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Etica
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Lmwbw'mwcaetica, chiamata anche mwcqfilosofia morale, è una branca della mwcgfilosofia "che si occupa del costume, ossia del mwcwcomportamento umano"cite-ref-0-1-0[1]. Il termine deriva mweadal greco antico ἦθοςmweq?cite-ref-2[N 1](mwfgtrasl. mwfwêthos), cioè «carattere», «mwgacomportamento», «costume», «usanza», o, meno probabilmentecite-ref-0-1-1[1]cite-ref-3[N 2]cite-ref-4[2]cite-ref-5[3], da ἔθοςcite-ref-6[4] (mwlqtrasl. mwlgèthos) cioè «costume», «consuetudine», «abitudine».cite-ref-7[N 3]cite-ref-8[5]cite-ref-9[6]cite-ref-10[7]cite-ref-11[8]
L'etica studia i fondamenti che permettono di assegnare ai mwuacomportamenti umani uno mwuqstatus deontologico e mwugnormativo, ovvero distinguerli in buoni, giusti, leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti ingiusti, illeciti, sconvenienti o cattivi secondo un ideale modello comportamentale (ad esempio, una data mwuwmorale). Come disciplina affronta questioni inerenti alla moralità umana definendo concetti come il mwvabene e il mwvqmale, il giusto e lo sbagliato, la mwvgvirtù e il mwvwvizio, la mwwagiustizia e il mwwqcrimine.
Come campo di indagine intellettuale la filosofia morale è legata ad altre discipline come la mwwwpedagogia, la mwxafilosofia del diritto, la mwxqpsicologia, la mwxgneuroetica, l'etica descrittiva e la teoria dei valori. Quest'ultima, insieme all'mwxwestetica, riguarda questioni di valore e comprende etica ed estetica unite nella branca della filosofia chiamata mwyaassiologia o "dottrina dei valori", cioè ogni teoria che consideri quanto nel mondo è o ha valore, e per tale aspetto si distingue da quanto è invece mera realtà di fatto".cite-ref-13[10]
Contents
• Storia
• Note
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Significato concettuale
«Ogni tecnica e ogni ricerca, come pure ogni azione e ogni scelta, tendono a un qualche bene, come sembra; perciò il bene è stato giustamente definito come ciò a cui tutto tende.»
(Aristotele, Etica Nicomachea, Libro I, 1094a)
«ètica: nel linguaggio filosofico, ogni
dottrina
o
riflessione
speculativa intorno al comportamento pratico dell'uomo, soprattutto in quanto intenda indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, e quali i criteri per giudicare sulla moralità delle azioni umane.»
Spesso etica e mwbwmorale sono usati come sinonimi e in molti casi è un uso lecito, ma è bene precisare che una differenza esiste: la morale corrisponde all'insieme di norme e valori di un individuo o di un gruppo, mentre l'etica, oltre a condividere questo insieme, contiene anche la riflessione speculativa su norme e valori. Se la morale considera le norme e i valori come dati di fatto, condivisi da tutti, l'etica cerca di dare una spiegazione razionale e logica di essi.
L'etica può essere guardata come una "istituzione normativa” e “sociale” insieme:
• “mwcwistituzione", perché è un ente slegato dal singolo individuo (infatti esiste prima e dopo di esso) e perché coordina un gruppo svolgendo una funzione sociale;
• “mwdqnormativa”, perché spinge gli individui ad agire e a provare mwdgsentimenti positivi o negativi in base alle sue norme;
• “mweasociale”, perché pone dei limiti al desiderio del singolo individuo per perseguire un obiettivo maggiore: il coordinamento sociale necessario per permettere ai più di mantenere uno stato di benessere e la possibilità di autorealizzarsi.
Affinché si comprenda al meglio la natura ambivalente, intima e collettiva, dell'etica possiamo confrontarla con un'altra istituzione normativa, il mwegdiritto. Entrambe le istituzioni regolano i rapporti tra individui affinché siano garantiti la mwewsicurezza personale e l'mwfaordine pubblico, ma si affidano a mezzi diversi. Mentre il diritto si basa sulla mwfqlegge territoriale, valida solo sul territorio statale, che va promulgata affinché si conosca, e che se non rispettata sarà seguita da una pena, l'etica si basa sulla mwfglegge morale, valida universalmente, già nota a tutti in modo non formale; il primo si occupa della convivenza fra gli individui, la seconda della condotta umana più in generale.
Ma bisogna sottolineare come il rapporto tra etica e diritto nel corso della storia umana sia stato ambiguo. Mentre infatti il diritto è la scienza della coesistenza regolata da norme giuridiche che dovrebbero basarsi su principi etici e l'etica invece è la capacità di discernere ciò che è giusto da ciò che è ingiusto, essi non sempre coincidono o mirano allo stesso obiettivo.
«Vi sono stati casi nella storia umana in cui persone hanno deliberatamente violato la legge e sono anche finiti in galera, per tante ragioni: perché vivevano in un regime dittatoriale ad esempio, in questo modo volevano dimostrare a tutti che la dittatura non li piegava e quindi hanno parlato a nome di tutti, hanno fatto sentire che le ragioni della libertà non erano cancellate dall'esistenza di una legge violenta. [...] In quel momento rifiutare quel tipo di legislazione o le sue conseguenze, direi che era un dovere morale. Ecco dove morale e diritto si possono congiungere. Laddove io ritengo che ci siano dei principi fondamentali, che non possono essere negati da nessuna legislazione e tenere fede a questi principi fondamentali.
»
Esistono, però, dei punti di incontro se si guardano i principi fondamentali del diritto stabiliti nella mwhwDichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. I principi della Dichiarazione vengono quindi raramente in dissonanza con il piano dell'etica ed ormai sono un punto di riferimento per ogni Stato e quasi obbligano questi stessi a formare gli ordinamenti di base seguendo quei principi.
Filosofia pratica e metaetica analitica
Per comprendere l'oggetto dell'etica è utile mettere a confronto due modelli teorici.
Metaetica analitica
Essa trova la sua prima esemplificazione nei mwjamwjqPrincipia ethica di mwjgMoore. Moore si propone di analizzare in modo rigoroso il linguaggio morale e di definire il significato dei concetti propriamente morali (quali mwjwbuono, mwkadoveroso, mwkqobbligatorio etc.). Moore, quindi, propone una distinzione fra vita morale e sapere e, di conseguenza, fra vita morale ed etica. L'etica non costituisce una forma di conoscenza, ma ha solo a che fare con emozioni, raccomandazioni e prescrizioni. La questione posta dalla mwkgmetaetica relativa alla giustificazione dei princìpi morali è necessaria per dipanare l'intreccio di motivi e di princìpi che sono alla base della stessa conflittualità morale. La metaetica vuole dunque operare una chiarificazione concettuale, in modo tale da ridimensionare le pretese accampate da prospettive morali particolari. Essa delimita l'ambito dell'etica rispetto alle diverse espressioni dell'ethos.
Filosofia pratica
La filosofia pratica reagisce contro la pretesa neutralità rivendicata dalla metaetica analitica. Infatti, pur rinunciando a una sua propria scientificità, non si può, secondo la filosofia pratica, pretendere dall'etica il medesimo rigore e la medesima precisione che si richiedono alla mwlqmatematica. Le dimostrazioni della matematica sono sempre valide, quelle etiche lo sono per lo più. Quindi, l'etica non è una scienza fine a sé stessa, ma vuole orientare la prassi. In definitiva, la filosofia pratica concepisce il sapere pratico come strettamente agganciato all'mwlgesperienza.
Teorie teleologiche e deontologiche
Il problema da cui nascono queste due opposte ramificazioni è insito nella domanda: "Come possiamo stabilire che cosa è moralmente giusto fare per un certo agente?"
• In base alla mwmwteoria teleologica, un atto è "giusto" se e solo se esso (o la norma in cui esso rientra) produce, produrrà o probabilmente produrrà una prevalenza di bene sul male almeno pari a quella di qualsiasi altra alternativa accessibile. In altre parole, in questa teoria il fine dell'azione è posto in primo piano rispetto al dovere ed all'intenzione dell'agente.
• Secondo la mwnqteoria deontologica, invece, le modalità dell'azione sono l'azione stessa: nel valutare un'azione, cioè, non si può prescindere dall'intenzione dell'agente. Ne deriva che il dovere e l'intenzione sono poste prima del fine dell'azione.
Le teorie deontologiche possono asserire che i giudizi basilari di obbligo sono tutti e solamente particolari e che i giudizi generali sono inutilizzabili o inutili o derivanti da giudizi particolari (in questo caso abbiamo una teoria deontologica dell'atto). Un'altra teoria deontologica (detta teoria deontologica della norma) sostiene invece che il codice del giusto e del torto consiste in una o più norme e, quindi, che le norme sono valide indipendentemente dal fatto che esse promuovano il bene. Tali norme sono basilari e non sono derivate per induzione da casi particolari.
Il Bene e il Giusto
Riguardo alla questione se sia prioritario il bene o il giusto, vi sono diverse teorie:
• il mwowliberalismo riconosce una certa autonomia del giusto rispetto al bene, per cui è doverosa quell'azione che è conforme a una norma giusta e dobbiamo scegliere in base ai princìpi di mwpagiustizia. Tale teoria vede una sua nascita in mwpqLocke e in mwpgKant e una ripresa, nel ventesimo secolo, in molti autori: da mwpwJohn Rawls a mwqaRobert Nozick.
• per il mwqgcomunitarismo la giustizia non è una questione di regole e procedure, ma qualcosa che concerne il comportamento delle persone rispetto ai propri simili; la giustizia è una virtù della persona.
• mwraCharles Taylor, invece, ritiene illusorio immaginare che il giusto possa prescindere dal riferimento al bene. Egli vede, dunque un primato del bene sul giusto, dove per bene non si intende l'utile, ma "mwrqtutto ciò che spicca sulle altre cose in virtù di una distinzione qualitativa". La moralità non concerne solo obblighi e regole pubbliche, ma concerne prima di tutto le distinzioni qualitative.
• l'mwrwassiologia, ovvero lo studio del valore, cioè della qualità. La teoria dei valori si occupa principalmente della natura del valore e della bontà in generale.
L'utilitarismo
L'mwsgutilitarismo sostiene come criterio ultimo quello del principio di utilità, per cui il fine morale da ricercare in tutto quanto facciamo è la mwswmaggiore rimanenza possibile del bene sul male. In questo caso si parla, evidentemente, di bene e male non-morali. Ci sono tre tipi fondamentali di utilitarismo.
Utilitarismo dell'atto
Il principio base rimane sempre quello della rimanenza del bene sul male, ma diviene fondamentale sottolineare il particolarismo, ossia che la domanda da porsi è cosa mwtgio debba fare in mwtwquesta determinata situazione e non cosa tutti dovrebbero fare in certi tipi di situazioni. Quindi anche la rimanenza che si ricerca è riferita immediatamente al soggetto singolo e non è una rimanenza di bene generale.
Utilitarismo generale
Questo si basa su due caratteristiche fondamentali:
• il principio base dell'utilitarismo
• il principio dell'universalizzabilità.
Quindi, nell'agire ciascuno si deve chiedere mwvgcosa accadrebbe se tutti agissero così in tali casi. L'idea sottostante all'utilitarismo generale è relativa al fatto che, se è giusto che una persona in una certa situazione faccia una certa cosa, allora è giusto che quell'azione sia fatta da qualsiasi altra persona in situazioni simili.
Utilitarismo della norma
Esso pone in evidenza la centralità delle mwwqnorme ed asserisce che generalmente, se non sempre, dobbiamo stabilire che cosa fare nelle situazioni particolari, appellandoci alle norme. Si differenzia dal deontologismo perché aggiunge a questo il fatto che dobbiamo sempre determinare le nostre norme domandandoci quale norma promuoverà il maggior bene generale per tutti. Quindi tutta la questione, nell'utilitarismo della norma, ruota intorno alla domanda: quale norma è più utile per il maggior numero di persone?
Etica laica ed etica religiosa
L'etica a base mwzareligiosa infatti, fissa norme di comportamento che pretende valide per tutti perché basate su una rivelazione fatta da Dio all'uomo, per una qualche via. In quanto divina, la mwzqrivelazione assume una validità superiore a quella della riflessione umana ma, a seconda della religione in questione, la rivelazione viene trattata come assiomatica e immodificabile o come mediata dalla umanità del ricettore (o dei ricettori) del messaggio rivelativo e quindi resa oggetto di riflessione e parziale ampliamento o evoluzione storica. Dall'altra parte l'etica mwzglaica non si basa su valori eterni e si dimostra solitamente attenta alle esigenze umane che tengano conto delle condizioni e delle trasformazioni storiche. In realtà parlare di mwzwuna etica laica presuppone già il confronto con l'etica religiosa, ovvero con un sistema di valori dogmaticamente e universalmente individuati; in realtà è più opportuno parlare di un approccio laico al problema etico, definendo questo approccio come scevro da riferimenti a un'ideologia predeterminata e più portato a misurarsi con le problematiche dell'individuo e del concreto contesto storico in cui esso si esprime.
Etica cristiana
Il fondamento dell'etica cristiana è l'esercizio dell'amore verso il prossimo, mediante il quale si esprime l'amore verso il mw0gCreatore. Per il cristiano, il problema morale coinvolge quelli della salvezza dell'mw0wanima e del libero arbitrio. Etica della verità ed etica della carità, laddove per carità intendiamo l'amore di Cristo, quello che acquisisce la persona santa.
La carità è vissuta, agisce dall'interno delle coscienze e considera ogni essere umano come individuo irriducibile ed inconfondibile (persona), non sopporta regole generali, si incarna negli esseri umani, rifugge dalle condanne, perdona e riconcilia. La verità conosciuta, agisce dall'esterno, considera ogni essere come individuo riconducibile e assimilabile ad altri, produce regole generali, formula precetti e commina sanzioni, separa i buoni dai reprobi.
Per etica cristiana si intende la mw1gvita nuova in Cristo che viene partecipata al discepolo che ha ricevuto il mw1wBattesimo (si confronti la dottrina di mw2aPaolo apostolo nel mw2qNuovo Testamento). Attraverso il mw2gBattesimo, il mw2wCristo rende partecipe il credente del suo stesso amore. In ragione di questo evento, il mw3acredente non appartiene più a sé stesso ma al Cristo che è morto per lui e riceve in dono il comandamento di amare come ha amato Gesù il Cristo.
• mw3wLo Spirito Santo, che abita nel cuore del credente, è il principio di tutta la vita in Cristo, perché è Colui che interiorizza la verità dell'Amore di Cristo.
I fondamenti dell'etica cristiana per tutte le chiese sono dati dall'etica neotestamentaria (che discende dagli insegnamenti di Gesù il Cristo). Per l'etica cattolica dobbiamo poi aggiungere il pensiero espresso nella mw4qTradizione e nel mw4gMagistero della Chiesa lungo i secoli, oggi racchiuso, attualizzato e sviluppato nei più recenti documenti come quelli del Concilio Vaticano II (mw4wGaudium et Spes, ...), nelle varie encicliche dei papi del Novecento e soprattutto di mw5aPapa Giovanni Paolo II (tra cui mw5qFides et Ratio e mw5gVeritatis Splendor), e nell'approfondimento dei teologi che indagano le mw5wverità cristiane e le mw6averità morali. In maniera simile anche nelle altre chiese l'etica ha ricevuto supporti successivi (e ancor oggi li riceve): basti pensare all'attenzione riservata ai Padri orientali da parte dell'ortodossia, ai mw6qmw6gsinodi delle chiese protestanti e ortodosse, alle prese di posizione ufficiali delle varie Chiese nella loro conciliarità.
L'etica cristiana non considera sé stessa un'imposizione al "mondo". A fondamento dell'etica cristiana sta l'"avvenimento" Cristo e il suo mistero pasquale; all'origine di tutto ciò che il cristiano mw7adeve fare, sta il suo essere collocato dentro l'avvenimento del mistero pasquale di Cristo. Per cui l'etica cristiana è una
• etica mw7wcristocentrica: ha al centro l'"avvenimento" Cristo, mistericamente presente e partecipato;
• etica mw8qdella grazia: perché il dono di Dio precede e rende possibile ciò che il cristiano è chiamato a portare avanti nel comandamento dell'amore;
• etica mw8wdella fede: solo nella fede essa trova il suo significato.
Questa etica, così particolare e specifica, vuole essere in dialogo con ogni altra etica, perché ha il compito di servire e liberare l'uomo dall'egoismo. Essa si "ritrova" in tutto ciò che di mw9qbuono e di mw9gdegno va a fondare l'azione degli uomini, perché riconosce fermamente che lo Spirito agisce anche al di fuori del popolo dei battezzati. Certamente questa etica difende la sua identità, perché fondata sulla parola di un Cristo, ritenuto nella fede di tutte le chiese cristiane il mw9wFiglio di Dio. Essa non può essere cambiata secondo il "sentire" delle epoche o il fluttuare delle mode e dei modelli di comportamento, alcune volte creati mw-aad hoc da strumenti di potere che controllano l'economia, la cultura o altro, perché avrà sempre il suo diretto riferimento alla parola del creatore.
Valore morale e responsabilità
Quando si parla di buono o cattivo, possiamo farlo in termini morali o non morali. Possiamo infatti parlare di una buona vita o di una vita buona e solo nel secondo caso intendiamo dare un giudizio morale sulla condotta della vita, mentre nel primo la felicità della persona può non dipendere dalla persona stessa. Nel corso della sua storia, la moralità si è occupata di coltivare certe disposizioni dell'uomo, tra cui figurano certamente il mw-wcarattere e la mw-avirtù:
• le virtù sono disposizioni, o tratti, non interamente innate. Esse devono essere acquisite, almeno in parte, attraverso l'insegnamento e la pratica continua di tali insegnamenti. Di fatto la moralità dovrebbe essere concepita primariamente come acquisizione e coltivazione di tali tratti, ossia il fare delle virtù un vero e proprio habitus.
Il concetto di responsabilità si esercita nell'ambito dei rapporti interpersonali: infatti deriva dal latino mwaqaspondeo “prometto, do la mia parola”, ed è evidente il collegamento con la parola “risposta”, come in tedesco (Verantwortung) e Antwort (risposta) che implica gli altri. Questo termine ha trovato una prima utilizzazione in ambito giuridico e politico con mwaqeG.W.F. Hegel (1770mwaqi – 1831) in “Lineamenti della filosofia del diritto”, in cui parla della responsabilità in riferimento al problema del male che viene compiuto, al tema della pena e soprattutto alla questione della possibile riparazione del danno che si è prodotto, che rinvia al futuro.
mwaqqMax Weber (1864mwaqu – 1920) in una conferenza nel 1919cite-ref-15[12] afferma che l'mwaqoetica della responsabilità consiste nel fatto che, poiché il futuro si prospetta nella sua incertezza, l'uomo politico deve rispondere delle conseguenze (prevedibili) delle proprie azioni che hanno un peso sulla vita dei propri simili, attraverso lo scontro politico. Distingue l'etica della responsabilità dall'etica della convinzione e dell'intenzione. Critica il pacifismo e l'uso di mezzi immorali partendo da principi puri. Richiede lo sviluppo dell'argomento mwaqsad consequentiam: la valutazione di un atto o di un evento dipende dalle conseguenze attese, conseguenze che sono ritenute altamente probabili sulla scorta dell'esperienza fatta.
Sul finire del XX secolo mwaq0Karl-Otto Apel estende l'etica di Weber come modalità propria di tutti gli uomini, con la sua etica discorsiva che è una trasformazione dell'universalistica etica deontologica di Kant. Secondo Apel l'mwaq4mwaq8a priori da cui mwaraKant faceva dipendere la possibilità della conoscenza e dell'universalità della scienza (per cui la ragione singola dell'individuo si chiede se il suo principio pratico può essere universalizzato) non è una struttura profonda della ragione, ma è il linguaggio, che a propria volta è retto da un a priori secondo cui tutti rispondono idealmente all'osservanza delle quattro pretese di validità di una comunicazione. Quindi l'etica discorsiva riflette su ciò che, assieme, vogliamo riconoscere nell'argomentazione come moralmente obbligante, volgendosi alla macroetica planetaria.
Secondo mwariEmmanuel Lévinas si deve parlare di etica come responsabilità, perché non vi è alcun senso etico al di fuori della responsabilità verso altri. mwarmHans Jonas (1903-1993) è tra gli autori contemporanei che hanno contribuito alla riflessione morale sul concetto di responsabilità nell'era tecnologica. Per Jonas il principio della responsabilità e la sua prassi acquistano una dimensione nuova considerando la minaccia incombente del progresso tecnologico nei confronti dell'uomo e della natura. Il superamento del dualismo e del nichilismo moderno si fa dunque tramite questa nuova guida dell'agire umano nella riscoperta di quegli scopi e valori intrinseci alla natura, ma messi a tacere dal trionfo della ragione strumentale.
L'etica della virtù
Un'etica della virtù si basa evidentemente sul concetto di virtù. Con questo termine si intende una disposizione, un habitus, una qualità o un tratto del carattere che un individuo ha o cerca di avere. Questa etica non assume i princìpi deontici come base della moralità, ma considera basilari i giudizi areteici. I princìpi deontici derivano da quelli areteici; se non derivano da questi, sono superflui. Un'etica della virtù considera i giudizi areteici sulle azioni come giudizi secondari e basati sui giudizi areteici sulle persone e sui loro motivi o tratti del carattere. Quindi per l'etica della virtù la moralità non ha a che fare con l'obbligatorietà dell'azione. Per essere morali bisogna essere un certo tipo di persona, non semplicemente agire in un certo modo. Si guarda, dunque, primariamente alla persona ed al suo essere piuttosto che all'azione che essa compie.
Responsabilità morale
Con questo termine generalmente si vuole attribuire un'azione ad un agente. Possiamo operare tale attribuzione in tre modi fondamentali:
• dicendo che una persona è responsabile
• dicendo che una persona... è responsabile di un'azione...
• dicendo che una persona... è responsabile di un'azione..., intendendo con... qualcosa ancora da farsi, intendendo quindi che la persona... ha la responsabilità di fare... .
Il problema è:
"a quali condizioni è corretto giudicare o dire che... è responsabile di...?"
Ci sono convenzionalmente due condizioni necessarie tramite le quali possiamo definire... responsabile:
• che... sia abile a compiere...
• che... faccia... .
Ora, il problema è: queste condizioni sono necessarie. Ma sono anche sufficienti? mwasqAristotele riteneva che un soggetto è responsabile nel momento in cui
• la causa dell'atto è interna al soggetto, cioè se il soggetto non è costretto ad agire da qualcuno o qualcosa di esterno
• l'atto non è risultato dall'ignoranza, cioè se il soggetto è anche cosciente dell'azione che compie.
Da queste problematiche nascono anche le teorie del determinismo etico e quella dell'indeterminismo etico.
Filosofia della scienza; etica applicata alla scienza (bioetica, ecosofia)
Premesso il richiamarsi agli studi e dibattiti di mwas0Filosofia della scienza, l'etica applicata fa la comparsa all'inizio degli anni Settanta con l'intento di promuovere una riflessione etica non di tipo generale o fondamentale, ma strettamente agganciata alle problematiche particolari, per tenere testa allo sviluppo tecnologico e scientifico, sforzandosi d'integrare la propria competenza con l'acquisizione di nozioni e dati che provengono dalle scienze naturali, biologiche, sociali ecc. “Lo studio sistematico del comportamento umano nel campo delle scienze della vita e della salute, in quanto questo comportamento è esaminato alla luce di valori e principi morali”.
mwas8Arne Næss (1912-2009) filosofo norvegese.cite-ref-16[13] Si contrappone all'antropocentrismo (rifiuto dell'immagine dell'uomo nell'ambiente) con il biocentrismo (immagine relazionale) in “linea di principio” perché non tutto è evitabile, ed è “inevitabile una certa quantità di uccisioni, sfruttamento e soppressione”. Il mancato riconoscimento dell'egualitarismo e dell'interdipendenza tra le specie viventi compromette la qualità della propria vita perché la isola dalle altre (crisi ambientale), quando invece c'è bisogno di identificarsi in profondità con gli altri esseri (Spinoza). L'ambiente è una rete che collega una molteplicità di nodi, e la qualità della vita di un singolo nodo dipende dalla relazione instaurata con gli altri nodi. Teorico dell'mwatqecologia profonda (deep ecology) che contrappone nel 1973 all'ecologia superficiale, è stato il primo a utilizzare il termine mwatuecosofia (oikos=casa-terra). Revisiona il secondo imperativo categorico di Kant: “non usare mai un'altra persona solo come mezzo”, con “non usare mai un essere vivente solo come mezzo” perché hanno tutti un valore intrinseco.
mwatcHans Jonas (1903–1993) filosofo tedesco di origine ebraica.cite-ref-17[14] Il bene è l'essere, e congiungendo ciò che Aristotele nell'Etica Nicomachea separava, l'agire (praxis) e il produrre, promuove le condizioni per la sopravvivenza del genere umano e dell'ecosistema vedendo un fine per l'agire della natura umana la quale, avendo delle capacità specifiche in più, come quella di distruzione con la produzione di armi atomiche, deve attuare il principio di responsabilità, prendendosi cura della natura e del futuro del pianeta terra. La reciprocità consiste che al dovere dell'uno corrisponde il diritto dell'altro e viceversa. In questo caso il diritto delle generazioni future. La sua riflessione è un'etica fondata sulla metafisica, perché nega la fallacia naturalistica secondo la quale l'etica non può derivare dall'ontologia, il dover essere dall'essere, da una descrizione avalutativa dell'essere non si può derivare una prescrizione valutativa per l'essere.
Il termine mwat0bioetica, coniato nel mwat41970 dal cancerologo statunitense Van Rensselaer Potter, indica un'etica non incentrata sugli esseri umani e le loro azioni reciproche, quanto piuttosto sull'assunzione di responsabilità dell'uomo per il sistema complessivo della vita. Con lo stesso termine, in seguito, si venne a delineare lo studio della condotta umana nell'area delle scienze della vita e della cura della salute, esaminata alla luce di valori e princìpi morali. La bioetica si sviluppa negli mwat8anni settanta fra il mwauaKennedy Institute of Ethics (a mwaueWashington) e l'mwauiHastings Center (a mwaumNew York), in cui nasce la più importante rivista di bioetica "mwauqThe Hastings Center Report". La mwauubioetica nasce perché lo sviluppo delle scienze e delle tecnologie biomediche hanno posto problemi che travalicano l'ambito del sapere scientifico per investire quello della responsabilità morale e della regolamentazione giuridica. Possiamo elencare alcune importanti novità che effettivamente hanno portato alla nascita della bioetica:
• la conseguente mwausingegneria genetica
• lo sviluppo del trapianto d'organo (mwava1967)
• il concepimento in vitro (mwavu1978)
• la clonazione (mwavc1997).
Queste sono le questioni che hanno dato luce alla bioetica e che fondamentalmente la tengono in vita, dando origine a due posizioni:
• la bioetica può assumere la figura di una riaffermazione di alcuni valori centrali già presenti nell'etica tradizionale di derivazione mwavsippocratica (dignità della vita umana individuale e sua inviolabilità) e quindi può porre un argine allo sviluppo indiscriminato delle tecnologie;
• può diventare il luogo di una nuova etica per molti aspetti rivoluzionaria mwav0sic et simpliciter.
mwav8Engelhardt (1941-2018), filosofo e bioetico statunitense, è propugnatore di una bioetica laica. Solo una persona gode di uno status morale poiché possiede quattro caratteristiche:
1. l'autocoscienza,
2. la razionalità,
3. un senso morale minimo,
4. la libertà.
Il nucleo centrale della sua riflessione è costituito dalla difesa della diversità morale nella società pluralistica contemporanea, abitata da individui che non appartenendo alla stessa comunità etica compiono scelte morali differenti e contrastanti. Le controversie possono essere risolte con l'accordo. Egli introduce il principio del permesso e subordinato il principio di beneficenza, che consiste nel fare agli altri il loro bene. Senza un impegno per la beneficenza, l'impresa morale sarebbe priva di senso. Il contenuto dei doveri di beneficenza può derivare anche da accordi espliciti.
L'etica dei media e della comunicazione
Dagli anni Ottanta, con la crescita di importanza dell'impatto sociale delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione, ed in particolare di Internet, è maturata una riflessione sugli aspetti etici dell'uso dei mezzi di informazione e comunicazione. Questa disciplina, chiamata appunto mwawgetica dei media ha poi dato luogo ad altri sottosettori disciplinari come la webetica.
Etica dell'ambiente, ecosofia ed ecoteologia
La riflessione dell'etica dell'mwaw0ambiente riguarda la qualità ontologica della relazione con la natura. L'esigenza dell'etica dell'ambiente è sorta quando il quadro generale delle condizioni del pianeta ha registrato un netto deterioramento delle risorse disponibili rinnovabili e non. L'uomo, soprattutto a partire dal Novecento, ha fatto in modo che la vita della natura fosse sotto il suo controllo diretto, sconvolgendo quella che da sempre era stata la visione della natura. La natura è così divenuta un "ente disponibile", manipolabile e controllabile.
Ne deriva che l'uomo è passato da una concezione qualitativa a una percezione tendenzialmente quantitativa, da una percezione naturale a una tecnologica, dall'idea del prodotto di Dio, all'idea del prodotto dell'uomo, all'artificio. Appurato che l'ambiente appartiene alla sfera dell'etica, in quanto partecipante della trascendentalità umana, restano basi portanti per la dimostrazione che c'è un rapporto fondamentale tra ambiente e uomo (mezzo attraverso cui si conferma ancora l'ingresso di diritto dell'ambiente nel mondo dell'etica) le sequenzialità che:
• si considera etica tutto ciò che nella prassi umana importa l'idea di fine e mai di mezzo.
• poiché trascendentalità ed eticità formano un circolo, come sostiene anche mwaxiCarmelo Vigna un essere umano, che non è solo trascendentalità, ma anche empireia, non apparterrebbe al mondo dell'etica se il rapporto tra il suo lato trascendentale e quello empirico non implicasse una certa necessità.
• se possiamo indicare un'inevitabile relazione tra l'uomo e la natura, guardando al lato della corporeità, allora, in certo modo, anche la natura entra nel cerchio dell'eticità, perché proprio per il nesso con la corporeità, entra nella trascendentalità.
L'etica dell'ambiente pone come basi di tutta la sua logica tre concetti:
• rispetto, che si ha per tutto quello che deve essere lasciato essere, cioè per tutto quello che reca in sé il sigillo della trascendentalità. In questo senso è sempre fine e mai mezzo.
• cura responsabile, che si ha per qualcosa che dipende in qualche modo da noi o qualcosa che ci appartiene o ci è affidato.
• amore per la natura, il rispetto e la cura responsabile da soli, infatti, non sono sufficienti. L'etica è sempre una dottrina dell'amore per l'altro oggetto.
• riconoscimenti del valore non strumentale (in alcuni casi anche mwaxointrinseco) della natura nel suo complesso o nei suoi singoli enti (organici e inorganici).cite-ref-18[15]
Etica ed economia
La separazione fra mwayeeconomia ed etica consiste nel fatto che l'economia generalmente non discute dei fini, ma dei mezzi per realizzare i fini. La normatività dell'economia consiste nel fatto che essa deve cercare di ottenere i suoi fini col minor costo possibile (cioè esiste indubbiamente una ricerca di efficienza). Di fatto l'efficienza ha delle implicazioni in termini di etica delle istituzioni e dei comportamenti. Il punto di partenza dell'analisi economica è l'mwayiindividuo considerato come essere razionale e di massimizzare tali preferenze. Ora, le preferenze fanno certamente riferimento al miglioramento nella disponibilità di beni e di servizi. In questo modo l'efficienza non viene giudicata in base ai criteri della giustizia distributiva. Esiste un dibattito a proposito dell'etica e del mwaymmercato economico. Infatti sotto il profilo del rapporto tra mezzi e fini, il mercato si presenta come un mezzo e l'etica che ne deriva è un'etica dei mezzi. Da ricordare come le sperimentazioni, oggi, generalmente, necessitano di ingenti risorse finanziarie.
mwayuJohn Locke attribuiva al mercato un valore morale in nome di una mwayyteoria della legge naturale. In economia il fine assegnato al mwaycmercato è l'efficienza nella produzione e nello scambio di beni privati tra individui le cui preferenze sono basate sull'interesse proprio: qualsiasi intervento pubblico, secondo tale visione, che ostacolasse il libero svolgere degli scambi dei diritti privati di proprietà, entrerebbe in conflitto con la stessa legge naturale.
Completamente opposta a tale visione, è quella che vuole l'operare di mwaykistituzioni di controllo del mercato (controllo tra le imprese, tra le imprese e i consumatori, tra le imprese e i lavoratori) e che altrettanto chiama a gran voce lo sviluppo di mwayocodici etici, senza i quali gli stessi risultati di efficienza sono destinati a essere messi in crisi.
In contrapposizione alle attività finanziarie speculative si pongono le attività di mwaywfinanza etica, che si presenta quale punto di riferimento per qualsiasi tipo di attività finanziaria.
Etica del lavoro
Negli ultimi due secoli il concetto di lavoro è venuto a scontrarsi con quello di etica dando origine a due posizioni davvero interessanti:
• mwazecritica all'alienazione nel lavoro; si tratta della speculazione derivante dal filone mwazimarxista e neomarxista. Segue la logica di svuotamento del lavoro e di mwazmalienazione rese idee concrete da mwazqMarx, secondo cui il lavoratore viene ad essere uno strumento dello strumento.
• mwazycritica dell'alienazione da lavoro; questa denuncia la connotazione alienata di un lavoro non misurato nella sua giusta dimensione e portato a schiacciare l'umano, e con esso l'ambiente naturale. Ne deriva che l'imperativo sia quello di avere una comprensione del lavoro come momento parziale dell'umano. Infatti l'alienazione da lavoro non può essere superata se non guardando e proiettandosi in ciò che è altro-dal-lavoro, operando cioè, come sostiene Francesco Totaro, una "ricalibratura della prassicite-ref-19[16]" rispetto al lavoro e alla mwazwpersona.
Il modello ideale del lavoro deve soddisfare a una triplice relazione:
• con il proprio mondo
• con il mondo degli oggetti prodotti
• con il mondo degli altri soggetti.
Il lavoro, secondo le correnti di etica del lavoro, è autentico (in senso heideggeriano) solo se offre al soggetto la motivazione per esprimere la propria personalità in ciò che fa lavorando.
Neuroetica
Negli ultimi anni, inoltre, con lo sviluppo delle neuroscienze, si è sviluppata una disciplina conoscitiva che si occupa dello studio neuroscientifico delle questioni proprie dell'etica, la mwaauneuroetica.cite-ref-a-20-0[17]
Etica in rete
Anche in internet esistono delle condotte che vengono riconosciute come mwaawcorrette nell'ambito del web.
• mwaa8mwabaNetiquette: consiste in una serie di regole che dovrebbero essere rispettate durante qualsiasi interazione con altri utenti di internet
• mwabiRFC 1855 (mwabmRequest for Comments) denominato mwabq“Netiquette guidelines”: documento che indica come si deve comunicare su internet. Tuttavia i contenuti sono stati scritti parecchio tempo fa e quindi la ragione per cui è stata scritta forse è stata persa oggi. Questa guida fornisce informazioni alla comunità di Internet senza rappresentarne alcuno standard e la sua distribuzione risulta essere illimitata. Il documento è suddiviso in tre sezioni. La prima tratta le comunicazioni definite "One-to-one" che includono la posta elettronica e i "talk". Vengono definite tali le comunicazioni in cui vi è un dialogo, ovvero quando una persona comunica con un'altra come se fosse faccia a faccia. In questo caso, le regole di corretta educazione che si applicano nella vita reale sono doppiamente importanti su Internet in quanto, in Rete, i gesti e il tono associati ai messaggi devono essere desunti. La seconda sezione presenta, invece, le comunicazioni "One-to-many" che includono le mailing list e le NetNews. Questa tipologia di comunicazione presenta regole di comportamento simili a quelle valide per le comunicazioni "One-to-one" ma si deve tenere presente che, in questo caso, vi è la possibilità di offendere un numero molto maggiore di persone rispetto alla comunicazione "One-to-one". Per questo motivo, è importante conoscere più che si può dei destinatari dei messaggi. Infine, l'ultima sezione concerne i Servizi Informativi al cui interno si possono individuare ftp, WWW, Wais, Gopher, MUDs e MOOs che rappresentano aree informative.cite-ref-1-21-0[18]
• mwaboRFC 2635 o mwabs"Don't spew": spiega perché la moltitudine di messaggi di posta indesiderata (spam) sia dannosa nella community di Internet e fornisce una serie di linee guida per la loro gestione da parte di utenti, system administrators, mailing list managers e news administrators. Inoltre, propone dei suggerimenti che l'Internet Service Providers potrebbe seguire. Come mwabwRFC 1855, questo documento non specifica uno standard di nessun genere ma fornisce unicamente informazioni alla comunità di Internet. Lo spam è visto così negativamente poiché, prima di tutto, la sua crescita volumetrica potrebbe avere un impatto sulla possibilità di sopravvivenza della mail come mezzo di comunicazione.cite-ref-2-22-0[19]
Etica e diritto
I punti di contatto tra etica e diritto sono svariati. Nella storia dell'uomo tuttavia vi sono stati molti casi in cui il diritto non ha seguito la morale, come ad esempio nel caso delle mwacmleggi di Norimberga del 1935 in Germania o delle mwacqleggi razziali italiane del 1938. Dall'altra parte, vi sono molti casi in cui l'uomo ha rifiutato il diritto con il fine di seguire la propria etica. Questo è il caso dell'mwacuObiezione di coscienza che risulta essere un comportamento con origini molto antiche nella storia dell'uomo. Infatti, Sofocle con la sua tragedia mwacyAntigone (Sofocle) aveva, già all'epoca, sottolineato l'eterno conflitto presente tra legge umana (atto giuridico) e divina (riflesso della coscienza) e di come una delle due potesse sovrastare l'altra.cite-ref-6-23-0[20]
I valori etici del diritto si basano innanzitutto sui Diritti umani, ovvero quei valori dati da quello che noi consideriamo giusto. Di Diritti umani si è cominciato a parlare ampiamente dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la "mwacwDichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo". In Europa, in particolare, c'è un insieme di regole che riconoscono tali principi come fondamentali. La Dichiarazione è infatti la base comune che informa tutto il sistema giuridico europeo, il quale accoglie come principi fondamentali i seguenti:
Libertà, uguaglianza, fraternità
• mwadaart. 2 della Costituzione della Repubblica italiana: mwadeLa Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
• mwadmart. 3 della Costituzione della Repubblica italiana: mwadqTutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
• art. 1 della mwadyDichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo: mwadcTutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Libertà
• Libertà d'espressione:
• mwad0art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana
• art. 19 della mwad8Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
• Libertà d'accesso alla cultura:
• art. 27, I co. della mwaemDichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
• Libertà d'iniziativa economica:
• mwaecart. 41 della Costituzione della Repubblica italiana
Uguaglianza
• Diritto all'educazione:
• art. 26, mwae8Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo: mwafa"L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito."
• mwafiFraternità
• Mutualità
• mwafyart. 45, della Costituzione della Repubblica Italianamwafc : "La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La Legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità. La Legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato".cite-ref-3-24-0[21]
Riservatezza
• mwaf8Art. 2 della Costituzione della Repubblica Italiana cite-ref-4-25-0[22]
• mwaguArt. 3 della Costituzione della Repubblica Italianacite-ref-5-26-0[23]
• mwagsArt. 13 della Costituzione della Repubblica italiana, su senato.it.
• mwag0Art. 14 della Costituzione della Repubblica italiana, su senato.it.
• mwag8Art. 15 della Costituzione della Repubblica italiana, su senato.it.
Diritto d'autore
• art. 27 della mwahmDichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo è alla base del diritto d'autore. I commi I e II dichiarano infatti che:
1. mwahyOgni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2. mwahgOgni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.
Storia
La storia dell'etica è costituita dalla successione delle riflessioni sull'uomo e sul suo agire. I mwahsfilosofi hanno da sempre riservato un notevole spazio ai problemi etici. Tra essi si ricordano in particolare mwahwSocrate, mwah0Platone, mwah4Aristotele, mwah8Niccolò Machiavelli, mwaiaUgo Grozio, mwaieJean-Jacques Rousseau, mwaiiKant, mwaimMax Scheler. Furono interessati al tema anche mwaiqGiambattista Vico, mwaiuJohann Gottfried Herder, mwaiyFriedrich Schiller, mwaicGeorg Wilhelm Friedrich Hegel, mwaigRalph Waldo Emerson, mwaikArthur Schopenhauer, mwaioFriedrich Nietzsche, mwaisSigmund Freud.
La riflessione occidentale sull'etica nasce con mwai0Socrate, mwai4Platone ed mwai8Aristotele, viene poi approfondita dalla mwajaScolastica, ma si afferma in modo deciso soprattutto con l'mwajeilluminismo e in particolare con mwajiImmanuel Kant, che tenta di definire i presupposti razionali dell'agire morale dell'uomo, richiamandosi alla necessità di un'etica del tutto svincolata da ogni finalità esteriore e impostata su un rigoroso senso del dovere e del rispetto della libertà altrui (l'etica, dunque, come "mwajmimperativo categorico").
Per quanto riguarda le culture extraeuropee, grande rilevanza ha il pensiero filosofico cinese. I filosofi cinesi hanno sempre dato una grande importanza all'etica, trattando di essa con maggior interesse e profondità rispetto ad altri argomenti filosofici. I maggiori filosofi cinesi che si sono interessati di etica sono mwajuConfucio, sicuramente il più importante, mwajyMencio, mwajcLaozi, mwajgMozi. Poiché nelle culture orientali la distinzione tra filosofia e religione spesso non è chiara e netta, molto importanti per il pensiero etico sono stati anche il mwajkTaoismo e il mwajoBuddhismo.
Senofane e Solone
mwaj0Senofane, mwaj4Solone e i mwaj8poeti della comunità misero in rilievo come il valore del virtuoso si delinei attraverso l'arte del buon governo. La virtù diviene capacità di esprimere e seguire le leggi. La civiltà ateniese è la patria, dunque, della virtù e dei virtuosi, dal momento che spiccava per la sua stabilità. Atene era basata su buone leggi fatte da persone che si potevano affiancare per virtù ai guerrieri omerici.
Pitagora ed Empedocle
L'etica, secondo mwakiPitagora, è dotata di una forte valenza mwakmconoscitiva: virtuoso è colui che possiede la sapienza, in particolare il mwakqmatematico. In Pitagora sono inoltre presenti elementi della tradizione mwakuorfica esoterica.
mwakcEmpedocle fornisce una testimonianza di quanto la dottrina orfico-pitagorica sia incentrata sull'etica, parlando di una pena dolorosa che l'anima deve scontare per una colpa (mwakgamartema) dovuta a uccisione o spergiuro (si pensi al mito di mwakkPrometeo). La caduta nel corpo mortale è dunque una punizione conseguente alla colpa, ma è anche l'unico mezzo di riscatto per arrivare alla salvezza. È solo mediante l'esercizio mwakoascetico praticato durante la vita corporea, infatti, che l'anima può purificarsi, scontare la sua colpa, uscire dal ciclo delle mwaksreincarnazioni e tornare presso il divino da cui proviene.
I sofisti
I mwak4sofisti svolgono un ruolo importante in campo etico. Essi distinguono fra virtù arcaiche e virtù del cittadino. Il compito del sofista è, nella loro visione, quello di porsi come mediatore fra i cittadini comuni e la legge (ognuno deve essere giudice di sé e degli altri). I sofisti sono dunque i primi educatori civili, perché sono i primi a sostenere che le virtù sono molteplici e insegnabili. I sofisti sono dei mwak8relativisti morali, ossia ritengono che le leggi siano relative all'uomo che le emana; essi pertanto le contestualizzano, privandole dell'aura di mwalaAssoluto e di Universalità di cui fino ad allora esse godevano. Le leggi, e quindi la morale, sono convenzioni che dobbiamo creare per il buon vivere civile.
Socrate e Platone
mwalmSocrate (469-399 a.C.) è considerato il padre fondatore dell'etica: la sua riflessione è mwalqantropologica (da mwaluànthropos, mwaly"uomo") ed mwalcetica (da mwalgèthos, mwalk"comportamento"), quindi incentrata sul comportamento dell'uomo. Non avendo egli lasciato nessuno scritto, la conoscenza della sua teoria etica è resa possibile solo attraverso i mwalodialoghi di Platone. L'interrogazione sul mwalstò agathòn (mwalw"Bene") avviene ricercando la mwal0sophia (mwal4"sapienza") attraverso criteri razionali basati su una concezione universale della morale, in antitesi alla sofistica. La sua mwal8etike theoria (mwama"teoria etica") consiste nell'mwameintellettualismo etico, secondo cui il bene si realizza praticando la virtù del sapere: per fare il bene occorre conoscerlo. La ricerca del bene finalizzato alla mwamiverità si attua nel mwammdialogos (l'argomentare della conversazione) che utilizzava lo strumento critico dellmwamq'mwamuelenchos (confutazione), applicandolo prevalentemente all'esame in comune (mwamyextazein) di concetti morali fondamentali, tendendo alla verità su sé stessi (mwamcdàimon) per perseguire sia il bene privato, sia quello della polis (città).
Ciò è possibile sviluppando in sé l'mwamkareté (mwamovirtù o mwamsdisposizione) che consiste nella mwamwsapienza, ovvero nella mwam0scienza del bene, e in un legame di solidarietà e giustizia tra gli uomini. mwam4Socrate vuole combattere sia il mwam8relativismo etico dei sofisti sia l'atteggiamento dei cosiddetti mwanaeristi, dediti al discorso basato sulla pura convenzionalità del linguaggio senza alcuna preoccupazione per il suo contenuto di mwaneverità. Per realizzare il suo scopo Socrate ritorna in un certo senso alla tradizione, al fine di estrapolare da essa gli elementi che rendono l'uomo migliore, recuperando la concezione di ordine morale inteso come riflesso dell'ordine del cosmo. Socrate tenta di stabilire la natura stessa della virtù, si pone il problema della definibilità della virtù e giunge alla determinazione concettuale della definizione attraverso il τι εστι (la domanda mwani"che cosa è?"). Non si preoccupa di stabilire quali sono i casi particolari in cui si esprime la giustizia, ma è interessato alla giustizia in sé, a partire da un'ottica universale. L'argomentazione di Socrate si basava sulla famosa mwanmmaieutica socratica, rivolta all'interpretazione della natura umana, ma a differenza dei sofisti per Socrate l'etica non è insegnabile: il filosofo può solo aiutare a generarne i concetti e dalle esperienze, sulla stregua di una mwanqgestazione, con ciò includendo finalmente un aspetto storico individuale.
La riflessione di mwanyPlatone (427-347 a.C.), pur essendo anche mwancmetafisica e mwangontologica, è analogamente incentrata sull'uomo e sull'etica. Le principali opere che vertono sull'etica sono: mwankmwanoApologia di Socrate, mwansmwanwRepubblica, mwan0mwan4Gorgia, mwan8mwaoaFilebo. Per Platone il mwaoetò agathòn (mwaoibene o mwaombuono) consiste nell'mwaoqidea (mwaoueidos) del mwaoyBene, origine di tutto, che è la conoscenza massima, situata al di sopra della conoscenza discorsiva o razionale (mwaocdiànoia): come in Socrate, pertanto, essa non può essere insegnata o trasmessa verbalmente, non essendo sottoponibile a una discussione pubblica intorno alla sua essenza; soltanto il sapiente potrà riconoscere l'indefinibilità (o anche la sua indifferibilità, che consiste nel dover dimostrare in persona) assoluta del bene, possedendo mwaogla scienza di ciò che è utile per la comunità intera.
Se non è possibile dire cosa è il bene, si può almeno dire cosa non è: esso è diverso dal mwaoopiacerecite-ref-27[24] come grattarsi una ferita che prude; è diverso dal bellocite-ref-28[25] perché non è automaticamente utilità o vantaggio. Per giungere a conoscere l'idea del Buono occorre fare uso del mwapmdialogos socratico, al fine di purificare il sapere tipico della mwapqdianoia (ragione) e del mwapunous (intelligenza), elevandosi al di sopra della mwapydoxa (opinione) per giungere infine all'mwapcepisteme (scienza), passando attraverso i quattro gradi del conoscere:
1. Immagini sensibili (mwapoeikasia);
2. Credenza (mwapwpistis);
3. Ragione discorsiva (mwap4dianoia);
4. Intellezione (mwaqanous o mwaqenoesis).
Si arriva così alla fine a conoscere la relazione tra tutte le idee (mwaqmdialettica) fino all'idea suprema di Bene, mwaqqUna e universale, "al di là dell'essere" (mwaquepekeina tes ousias), cercata per sé stessa poiché mwaqycompiuta (mwaqcteleon).
Rifacendosi alle concezioni orfico-pitagoriche, mwaqkPlatone gioca sull'assonanza mwaqosema e mwaqssoma ("corpo" e "tomba" dell'anima, costretta a espiare una colpa attraverso la caduta nel corpo); nel mwaqwmwaq0Fedro egli sostiene che l'mwaq4anima possa uscire provvisoriamente dal ciclo delle mwaq8reincarnazioni, per poi tornarvi in forma degenerata, oppure, in alternativa uscirne definitivamente e tornare presso gli dèi. Nel mwaramwareFedone, invece, mwariPlatone si mantiene più vicino alla tradizione orfica e sostiene che l'anima o raggiunge gli dèi o si reincarna sempre. Non si può essere felici senza essere morali.
Ritorna inoltre in Platone l'mwarqintellettualismo etico, perché lmwaru'mwaryaretè (mwarc"virtù") consiste per i filosofi nella mwargsophia (mwark"sapienza"), mentre per i guerrieri nellmwaro'mwarsandreia (mwarw"coraggio"), e per la classe dei produttori nella mwar0sophrosyne (mwar4"temperanza"), secondo la sua concezione dello Stato filosofico. La mwar8dikaiosyne (mwasa"giustizia") scaturisce per la città dalla conoscenza e dall'armonico conseguimento del rispettivo bene da parte di ognuna delle tre classi.
Aristotele e la sua etica
mwasmAristotele (vissuto fra il 384 ed il 322 a.C.) ha dedicato molti scritti alla questione dell'etica, di cui ha anche coniato il termine: mwasqetiké theoria o mwasutechné. La sua riflessione è antropologica e ontologica. Opere:
• mwasgEtica Nicomachea
• mwasoEtica Eudemia
• mwaswmwas0Grande Etica, conosciuta anche come mwas4Magna Moraliacite-ref-29[26]
Della paternità aristotelica dell'mwatqEtica Nicomachea aveva dubitato mwatuCicerone e nel XIX secolo si è cominciato a pensare che l'mwatyEtica Eudemia fosse stata scritta da mwatcEudemio Rodio, un discepolo di mwatgAristotele. Oggi i dubbi riguardano soprattutto i mwatkMagna Moralia, comunemente considerati uno scritto di scuola, probabilmente successivo agli anni dell'insegnamento di Aristotele. Tralasciando le questioni di autenticità, possiamo sostenere che le opere di Aristotele hanno una struttura simile e i temi principali vengono affrontati sempre nella medesima successione:
• Il concetto del mwatwBene Supremo e della mwat0Felicità
• La mwat8virtù etica in generale e le virtù etiche in particolare
• Le mwauemwauivirtù dianoetiche o intellettuali
• I mwauqvizi, la mancanza di autocontrollo
• L'mwauyamicizia
• La mwaugvirtù perfetta, la mwaukfelicità completa.
Lo scopo dell'etica aristotelica è la realizzazione di ciò che è il bene per il singolo individuo. Egli non pensa che il fine dell'etica sia il raggiungimento del bene assoluto come lo intendeva Platone, di quell'idea del bene supremo principio della realtà e del mondo delle idee e quindi estraneo alla vita pratica dell'uomo. Tuttavia il bene supremo è alla portata dell'uomo con il conseguimento della mwausmwauweudaimonia, la felicità, che si può conseguire solo quando questa è autosufficiente; la felicità, ad esempio, non può essere la ricchezza poiché questa è un mezzo da utilizzare per altri fini. Per Aristotele la felicità deve essere qualcosa di desiderabile per sé, e questa è solo «l'opera (o attività) propria dell'uomo», cioè l'esercizio di quella facoltà che caratterizza l'uomo: l'attività razionale, un agire pratico secondo la ragione, che però arrecherà felicità solo se compiuto in modo eccellente. Per l'uomo quindi la felicità sarà l'esercizio eccellente di opere conoscitive e pratiche della ragione.
In Aristotele cade l'idea platonica per cui il bene del singolo è il bene assoluto che è l'mwau4essere. L'etica non è più scienza dell'essere, ma scienza del divenire. Aristotele si propone la fondazione dell'etica come sapere pratico autonomo. Egli è dunque un cognitivista etico, al pari di mwau8Kant. La filosofia deve formare l'uomo nel suo scoprire il modo di agire per raggiungere il bene. L'mwavaEtica Nicomachea innanzi tutto non è destinata alla lettura dei giovani, per la mancanza dell'esperienza necessaria alla comprensione dell'opera e per il loro lasciarsi trasportare dalle passioni. L'opera è rivolta a chi già possiede le virtù, ma è incapace di operare una scelta morale. Il testo parte proprio dal concetto di praxis, poiché in essa è insita l'etica stessa.
Aristotele si domanda in primo luogo cosa è il bene per l'uomo, cosa è l'ευδαιμονια (generalmente tradotta come "felicità", ma forse questa è una traduzione un po' riduttiva). E il bene per l'uomo è "ciò verso cui ogni cosa per natura tende". Ogni cosa, per Aristotele è in costante evoluzione, proprio perché ogni cosa si evolve, cerca di raggiungere un fine superiore alla posizione in cui si trova, tende, dunque, ad un fine ultimo che è il suo proprio fine naturale. Ogni cosa tende a realizzare sé stessa, per essere sé stessa.
Aristotele propone una distinzione fondamentale fra mwavmvirtù etiche e mwavqvirtù dianoetiche:
• sono etiche quelle virtù della mwavcorexis, della zona desiderante e passionale;
• sono mwavkdianoetiche quelle virtù che si conseguono attraverso l'insegnamento, per cui il loro spazio è quello della scuola e del sapere teorico.
Ciò che è fondamentale per Aristotele è la mwavsmwavwphronesis, la prudenza, perché questa è il sapere che orienta all'azione e soltanto la mwav0mwav4phronesis, facendosi mwav8habitus (o disposizione morale), consente non solo di discernere i fini da perseguire, ma anche di individuare i mezzi con cui realizzarli. Aristotele critica duramente Platone e la sua concezione della morale. Platone sosteneva che l'immortalità dell'mwawaanima è il vero soggetto della felicità morale; Aristotele rinuncia a una concezione dell'anima come individualmente immortale. Il premio per chi agisce bene è, per Aristotele, la felicità in questa vita e in questo mondo e, di conseguenza, non vi sarà altro dolore e punizione per chi agirà male che l'infelicità in questa vita ed in questo mondo. Aristotele critica Platone anche per la sua idea che il bene sia qualcosa di comune che si dice con una sola idea. Per Aristotele ogni forma di sapere, ogni mwawepraxis, ogni scelta sono orientate ad un loro specifico fine e, dato che il bene è ciò verso cui ogni cosa tende, la molteplicità fattuale di questa tendenza produce un'altrettanto irriducibile molteplicità di fini, e quindi, di beni.
Non è possibile parlare di bene in senso unitario se non per analogia, come di una posizione fondamentale comune che designa ciò che costituisce il fine di ogni singola azione orientata. Infatti per Aristotele ci sono tre tipi di bene:
• il bene in sé, vale a dire l'mwawueudaimonia
• il bene per altro, ossia un effetto desiderato in funzione di un altro fine, per cui questo bene risulta essere un mezzo più che un vero e proprio fine.
• il bene universale, dei molti, dei cittadini della polis che vale più del singolo bene per cui la politica viene a coincidere con la ricerca del bene di tutti.
Stoicismo ed Epicureismo
Per gli stoici l'etica consiste nel conformarsi alle leggi della natura, che per l'uomo si traducono nel vivere secondo mwaw4ragione; il cosmo è retto da un ordine razionale e l'uomo può entrare a far parte di questo ordine tramite le virtù dell'autocontrollo, dell'mwaw8ascetismo e del distacco dalle passioni. mwaxa"Vivere secondo natura" significa dunque mwaxe"vivere secondo virtù". La virtù è qualcosa di razionale, è tutto ciò che si oppone alle emozioni. Essa è Una, perché le altre virtù non sono altro che manifestazioni dello stesso mwaximwaxmLogos in situazioni diverse e con scopi diversi. Le emozioni che vengono a turbare l'anima sono, per gli stoici, quattro:
• dolore
• piacere
• desiderio
• paura.
L'uomo deve saper dominare queste emozioni e vivere secondo mwaxodovere. Il mwaxsdovere è una prescrizione, una regola. Per gli epicurei, invece, la natura è indifferente all'uomo, essa non può né salvarlo, né danneggiarlo. Essi vivono la natura come qualcosa di causale, per cui non distinguono tra vizio e virtù. Le azioni dell'uomo vanno valutate in sé stesse, per la loro immediata fruibilità. Il criterio di misura attraverso cui giudicare le azioni è il mwaxwpiacere. Esso è princìpio e fine della vita beata e consiste fondamentalmente nella mancanza di dolore. Il piacere è, dunque, direttamente collegato con l'mwax0atarassia. L'unica possibilità di vita serena, e nello stesso tempo non solitaria, è vivere con un gruppo di amici con i quali discutere pacatamente, evitando qualsiasi desiderio e bisogno non strettamente necessario.
Confucianesimo
Il più importante e influente filosofo cinese è senza dubbio mwayaConfucio. Il suo pensiero è alla base stessa della cultura orientale e in particolare egli si è soffermato sull'etica e la morale. Secondo lui, la virtù deriva dall'armonia nel rapporto con gli altri. Alla base di ogni rapporto e società c'è il mwayemwayilĭ, traducibile con mwaymrito, ovvero quella serie di comportamenti o tradizioni che regolano i rapporti sociali e permettono la stabilità e prosperità della società. Al fianco del lĭ vi è lo mwayqyì, cioè la mwayurettitudine, intesa come perseguimento del bene superiore, il fine di ogni cosa. La differenza tra lĭ e yì è sottile: secondo il lĭ la ricerca del proprio bene particolare non è condannabile finché non entra in contrasto con le regole della società, ma per lo yì sarebbe preferibile la ricerca del bene comune. Fondamentale è anche il concetto di mwayyrén, la mwaycbenevolenza, cioè la virtù di adempiere perfettamente ai doveri verso gli altri, che contiene quindi i nostri concetti di umanità, pietà, compassione. Da ciò deriva quindi la mwaygregola d'oro secondo il mwaykconfucianesimo: non fare agli altri ciò che non vorremmo per noi.
Pietro Abelardo
Il pensiero medioevale vede come uno dei massimi problemi la diatriba dialettica fra mwaywfede e mway0ragione. Il compito che la mway4filosofia scolastica si propone è proprio quello di risolvere tale questione. mway8Abelardo insegna per un lungo periodo mwazalogica a Parigi. Egli segna l'avvio ad una mwazeteologia sistematica attraverso l'applicazione che egli fa dell'analisi logica alla riflessione del dato rivelato. Nel testo mwaziSic et Non, Abelardo esamina 158 casi in cui le autorità patristiche e conciliari si trovano in disaccordo e, per risolvere tali questioni, propone di mettere in atto una ricerca personale, la sola capace di portare alla scoperta della verità. L'applicazione di tale metodo è definibile "socratica" ed è rintracciabile nella tipica mwazmdisputatio dei XIII-XVI secc.
Vale a dire che dato l'argomento di discussione (mwazuQuaestio) si studiano le argomentazioni ad essa favorevoli (mwazyvidetur quod sic) e quelle contrarie (mwazcsed contra) per arrivare poi alla conclusione (mwazgRespondeo). Abelardo non intende in questo modo mettere in discussione le autorità o sottomettere la mwazkfede alla mwazoragione, dal momento che egli difende costantemente la superiorità del dato rivelato, mentre invoca la mwazsdialettica per definire le questioni non chiaramente stabilite dalle mwazwSacre Scritture. Per Abelardo, dunque, il criterio della moralità degli atti non è fissato dalla sola norma esteriore, ma anche dalla coscienza, dall'intenzione con cui il soggetto compie un'azione: buono è solo l'atto che sia rettamente inteso e voluto come tale.
Bernardo di Chiaravalle
mwaz8Bernardo di Chiaravalle è in un primo ordine di considerazioni un mistico medioevale. Ciò significa soprattutto che per Bernardo non è importante parlare di Dio o dimostrarne l'esistenza, ammesso che si possa, ma è importante parlare con Dio, discretamente, in silenzio. Essere un mistico nel medioevo significa anche credere nella "mortificazione del corpo" (il termine mwa0aascesi è infatti direttamente collegato al mwa0e"mortum facere corpum", ossia al distacco dal corpo e da tutto quello che ad esso è collegato). L'uomo per questo autore, non si salva se non attraverso la mistica e l'ascesi. In Bernardo di Chiaravalle l'uomo è rappresentato dal basso, è "mwa0igenerato dal peccato, peccatore e generatore di peccatori. È ferito fin dall'ingresso in questo mondo, quando ci vive, quando ne esce. Dalla sommità del corpo alla punta dei piedi non ha nulla di sano".
Gioacchino da Fiore
Nel mwa0uXIII secolo mwa0yGioacchino da Fiore esercitò una notevole influenza sulla mwa0cfilosofia scolastica, soprattutto quella di origine francescana, ed esercitò un ruolo di importanza strategica fra Papi e sovrani, che lo consideravano quasi un profeta o un indovino. Fu così clamoroso il suo annuncio dell'imminente fine del mondo. Il monaco cistercense scrisse un testo in cui espose un'Apocalisse nuova. Nella sua mwa0gescatologia, Gioacchino da Fiore insiste in modo particolare sul fatto che l'mwa0kAntico Testamento anticipi il Nuovo e che il mwa0oNuovo Testamento sia compimento dell'Antico. Egli sostiene la fine di una vecchia Chiesa, di un vecchio mondo e di una vecchia età. Ne seguirà necessariamente l'avvento di una nuova spiritualità.
Tommaso d'Aquino
Nel quarto libro della sua mwa00Summa contra Gentiles, mwa04Tommaso d'Aquino spiega il concetto di etica e quello di felicità come concetti cristiani, teonomizzati, ossia sotto la legislazione di mwa08Dio, non autonomi. Dio è il sommo bene che dà la felicità suprema. La concezione della vita non si riferisce ai beni immediati, materiali, ma a quelli superiori, alle virtù che in mwa1aAristotele sono soprattutto mwa1evirtù dianoetiche. Per Tommaso d'Aquino la felicità suprema dell'uomo non si realizza su questa terra. La morale, l'etica, vanno quindi, in Tommaso d'Aquino, oltre la prospettiva rigorosamente intellettualistica aristotelica, anche se la concezione dell'uomo è ripresa in gran parte proprio da Aristotele.
Il soggetto dell'etica è l'operazione umana ordinata ad un fine oppure anche l'uomo in quanto è colui che agisce volontariamente in ordine ad un fine.cite-ref-30[27]
L'etica tomista fu la prima a porre un principio etico valido per qualsiasi essere ragionevole, identificandolo con la conoscenza di Dio che coincide con la perfezione e mwa1gbeatitudine dell'ente e che reca la gioia alla sostanza intellettuale.cite-ref-31[28]
Montaigne
Nel mwa18Rinascimento abbiamo una corrispondenza fra microcosmo e macrocosmo. L'uomo è al centro del mondo. Nasce la mwa2ascienza e con essa, l'etica si ritira nei luoghi della saggezza. mwa2eMontaigne costruisce una "mwa2imorale del dotto", secondo cui gli uomini agiscono in base alle abitudini acquisite. Egli opera un'accurata descrizione dell'uomo nella sua variabilità d'animo. Montaigne nutre una smisurata sfiducia nel fatto che la scienza possa stabilire un rapporto univoco fra microcosmo e macrocosmo: la parte, secondo il filosofo, non può conoscere il tutto di cui è parte. Variabilità e varietà sono, dunque le due caratteristiche della conoscenza morale, proprio in quanto consustanziali dell'uomo.
Il giusnaturalismo
Il mwa2ugiusnaturalismo ricerca fondamentalmente una legge dell'agire umano come descrizione (ossia una legge con valenza conoscitiva dell'etica) e una legge dell'agire umano come prescrizione (ossia una legge con valenza regolativa). Questa linea di pensiero si basa sul presupposto che il diritto abbia un fondamento oggettivo insito nella natura stessa. Ne deriva che è necessario mwa2yprescrivere a ciò che è, ciò che deve essere. Il mwa2cdiritto, quindi, ha fondamento nella costituzione naturale dell'uomo.
Ralph Waldo Emerson
mwa2oRalph Waldo Emerson è stato tra i primi a proporre un'etica individuale basata sulla fiducia in sé e della messa in discussione dei valori mwa2stradizionali, e uno dei pochi ad averlo fatto mantenendo il rispetto per la mwa2wvita e l'mwa20esistenza, contrariamente, ad esempio, ad alcuni pensatori del mwa24nichilismo mwa28europeo.
L'etica materiale di Max Scheler
In mwa3iMax Scheler (1874-1928) è rintracciabile non una generica rivalutazione dei sentimenti, ma una precisa delimitazione di un sentire intenzionale su cui fondare l'etica. Se per Kant il discorso morale era universale proprio in quanto formale, in Scheler si basa su una legge dell'individuo, su un dover essere individuale che non è soggettivo o relativista in quanto è materiale cioè fondato nella sfera del sentire. Fine dell'etica è la formazione (mwa3mBildung) del sentire intenzionale della persona, che si articola in un preciso mwa3qordo amoris, attraverso l'esemplarità (mwa3uVorbild) dell'altro.cite-ref-32[29] I valori non sono astrazioni ideali, ma dati di fatto, fenomeni originali (mwa3omwa3sUrphänomen),cite-ref-33[30] che vengono colti dal sentire alle spalle e prima della rappresentazione e del giudizio. Scheler distingue tra valori e beni: mentre i primi sono qualità assiologiche, i secondi sono le singole cose concrete mediante le quali vengono veicolati i valori (ad esempio: l'mwa4aamicizia è un valore; l'amico è un bene). E mentre i valori possono diventare universali, i beni sono contingenti: se infatti l'amicizia è e resta tale, l'amico può tradire.
Scheler imputa a Kant l'aver confuso indebitamente beni e valori. Il sentire intenzionale rivela inoltre l'esistenza di leggi a priori che determinano una gerarchia oggettiva tra i valori, appresa attraverso l'atto del preferire, sul quale si fondano le scelte e correlata a gradi diversi della sfera affettiva. Scheler scrive espressamente che “il regno dei valori, tutt'intero, è sottomesso a un ordine che gli è costitutivo”. I valori sono più alti quanto più si allontanano dalla chiusura ambientale. Esaminiamo in concreto la gerarchia dei valori:
1. i sentimenti sensibili o della sensazione, a cui sono correlati i valori sensibili compresi nella gamma tra gradevole e sgradevole;
2. i sentimenti corporei, legati allo stato del corpo, correlati ai valori del nobile e del volgare, dell'utile e del dannoso, su cui si fonda anche la vita associata, e i sentimenti vitali, legati alle funzioni del corpo, ai quali sono correlati i valori vitali come la generosità, il coraggio e così via;
3. i sentimenti legati all'anima o all'io, a cui sono correlati i valori spirituali e conoscitivi del vero e del falso, del bello e del brutto, del giusto e dell'ingiusto;
4. i sentimenti propri della persona ai quali sono correlati i valori religiosi del sacro. Questi sono i valori più alti e sono colti ad es. dagli atti dell'amare e odiare.
Gli atti di amore hanno infatti la prerogativa, stando a Scheler, di essere intenzionalmente diretti sempre verso persone, e la persona si colloca ad un livello superiore rispetto all'io ed è legata alla sfera del sacro; in questa sfera il valore è fondamentalmente personale. La gerarchia dei valori è disposta secondo strati che vanno dal livello corporeo a quello spiritualmente più puro della persona. Su questa base Scheler può criticare Husserl per aver posto al vertice l'io trascendentale che è una funzione universale puramente conoscitiva e impersonale: ciò significa, per Scheler, non riconoscere il primato della persona, ridotta a pura esemplificazione empirica di questa funzione conoscitiva universale. La vita morale consiste, invece, nella piena realizzazione della persona umana e, quindi, include costitutivamente sentimenti ed emozioni, in particolare la simpatia e l'amore. La persona è, per usare le parole di Scheler, “l'unità immediata del vivere per l'esperienza vissuta”: è, detto altrimenti, un'“unità immediata covissuta”, ossia un'immediatezza unitaria avvertita tramite le molteplici esperienze che il soggetto vive rapportandosi agli altri. Anche nella definizione del concetto di persona, Scheler si oppone a Kant, per il quale la persona era riducibile all'Io ed era contraddistinta da una totale mwa4gaseità mwa4ktrascendentale. Per Scheler, al contrario, il concetto di persona dev'essere distinto da quello di anima, la quale implica il dualismo anima/corpo: la persona è un'“unità bio-psichica” di anima e corpo.
Note
mwa4wEsplicative
cite-note-2N 1. ↑ Riferito a ἦθος il termine acquista il significato di principi che influiscono sulla collettività
cite-note-3N 2. ↑ L'Enciclopedia Treccani, le cui fonti si trovano di seguito a questa nota, fa derivare il sostantivo etica dall'aggettivo ἠθικός, derivato a sua volta appunto da ἦθος, non accennando al sostantivo ἔθος
cite-note-7N 3. ↑ Vedi la pagina mwa5gAbito (filosofia)
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Collegamenti esterni
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